BOMBOLONI CON PATATE E CIOCCOLATO

“Fare a pezzi è il lavoro di chi non sa costruire.”
(Ralph Waldo Emerson)

 

Intorno a me vedo solo gente che si lamenta.

Questa frase è continuamente nella mia testa. Ci penso ogni giorno , da più settimane a questa parte e continuo ad essere dell’opinione che screditare alcuni meccanismi abbia senso e non.

Mi spiego meglio.

In passato sono stata anche io una di quelle che voleva distinguersi per il suo “andare contro corrente” , “andare contro gli schemi”. Lo sentivo dentro di me, oppure fingevo di sentirlo per convincermi di essere una rivoluzionaria, una che dovesse per forza notare ciò che di sbagliato c’era nelle cose e nelle persone che abitano questo mondo.

Mi sentivo quasi in diritto di dover dire la mia, quasi un obbligo verso qualcuno o qualcosa che io “ritenevo giusto”.

Poi gli anni sono passati. Di ingiustizie ne ho subite parecchie, probabilmente ne ho anche commesse ( siamo umani, siamo fatti per sbagliare).

Ho fatto una riflessione profonda, ho lavorato con la psicanalisi, ho guardato dentro ciò che la mia anima mi stava dicendo.

Ecco, penso che questo mi abbia salvata.

Il semplice fare , a volte aiuta. L’impegnarsi davvero in qualcosa, il cercare, lavorare , il movimento mentale , aiuta.

Penso che chi affronta un momento della propria vita con passività , non buttandosi in qualcosa, non dando un senso ai propri giorni , oggi, si rifugi in alibi e parole. Ci si rifugia spesso nelle parole “slow living” , ad esempio, ( che oggi tanto piacciono). Si cerca un alibi  nel modo di vivere lento. Ma lento rispetto a cosa, lento in che senso? Lento perchè?

Io più volte mi sono definita amante e cultrice dello “slow living”. Ma attenti bene. Non parlavo di staticità mentale.

Non parlavo di critica a questa società , non parlavo di accanimento verso un modo di vivere veloce.

Il mio modo di vivere lentamente è fatto di dinamicità intellettuale. Di libri letti, di ispirazioni, di duro lavoro.

Slow living è un attitudine.  Non è di certo una critica a questo mondo che corre e che ha comunque il suo fascino.

E invece vedo tanto qualunquismo. Vedo questo  accanimento verso un mondo che ci siamo battuti per far divenire così e ora disprezziamo.

Ma chiediamoci , ogni tanto, perché lo facciamo?

Non sarà mica perché semplicemente non abbiamo qualcosa in cui credere così fortemente da smuoverci? Non sarà mica perché guardiamo più gli altri che il nostro orticello?

A voi l’ardua sentenza.

Il giusto modo, a mio parere,  è trovare un atteggiamento propositivo, di sfida con se stessi , di miglioramento verso gli altri e, il più delle volte,  verso il proprio ego.

INGREDIENTI

  • 500 g di farina Miracolo Molino Grassi
  • 500 g di patate
  • 2 uova fresche
  • 12 g di lievito di birra
  • 50 g zucchero
  • 50 ml latte
  • 30 g burro morbido
  • Scorza di un limone grattugiato
  • Scorza di mezza arancia grattugiata
  • olio per friggere
  • zucchero semolato per guarnire
  • sale

PROCEDIMENTO

La prima operazione che faremo è quella di lessare le patate, sbucciarle e ancora calde schiacciarle nello schiacciapatate. Disponiamo la farina a fontana su una spianatoia e al centro mettiamo le patate, il lievito precedente sciolto nel latte tiepido, lo zucchero zucchero, le uova, un pizzico di sale e il burro morbido. Aggiungiamo anche le scorze degli agrumi e Impastiamo il tutto energicamente un po’ di latte fin quando non avremo ottenuto un impasto abbastanza morbido. Terminato l’impasto mettiamolo in un posto caldo , coperto da pellicola trasparente e lasciamo lievitare per circa 2 ore ( fino al raddoppio). Quando sarà cresciuto almeno del doppio del suo volume mettiamolo sul tavolo infarinato e battiamolo per farlo sgonfiare.

Stendiamo l’impasto fino ad ottenere l’altezza di un centimetro. Scegliamo noi il diametro dei dischi in base ai bomboloni che vorremo fare, se più grandi o più piccoli. Tagliamo dei fogli di carta forno e su ogni quadrato di carta forno mettiamo un bombolone , così quando saranno da friggere non li rovineremo con le mani ed eviteremo di scottarci. Adagiamo i krapfen ultimati in un vassoio e ricopriamoli con uno strofinaccio infarinato, lasciandoli a riposo per circa 45 minuti.

Passato il tempo necessario, Prendiamo una padella a bordi alti e portiamo l’olio per friggere all’ebollizione. Friggiamone pochi alla volta girandoli su se stessi più volte , appena saranno dorati sul lato inferiore e quando saranno ben coloriti da entrambe i lati sono pronti per essere estratti dall’olio. Lasciamoli sgocciolare e passiamoli nello zucchero granulato  o se preferite potete usare lo zucchero a velo quando saranno freddi.

Guarnire con una sacca da pasticcere con crema al cioccolato, crema pasticcera o marmellata!

[ ricetta in collaborazione con Molino Grassi ]

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