DIARIO DI UN WORKSHOP IN QUEL DI TORINO

Sono passati dieci giorni dall’evento del mio primo workshop e ancora sento l’euforia nell’aria di quelle ore passate a raccontare e raccontarsi.

Quella voglia di confrontarmi con una realtà ben diversa da quella che è la solita routine giornaliera.

Un contatto diretto, d’impatto , con quelle che sono le necessità e le idee riguardo al food e a tutto ciò che gira intorno all’idea di cibo etico ma anche esteticamente fotografabile.

Ho sentito l’esigenza di uscire dalla mia comfort zone , quella di cui parlo tanto e sempre , quella che scandisce le mie giornate e il mio legame con il cibo.

Perchè crescita è anche questo : intraprendere strade delle quali non si conosce il percorso.

Al mio fianco, persone valide , hanno asfaltato la strada davanti a me nei momenti di confusione e scoraggiamento: sono grata a  CHICCHIDIMELA (https://www.instagram.com/chicchidimela/?hl=it ) per questo.

 

La giornata è trascorsa leggera tra le ragazze che hanno reso possibile il workshop e che hanno arricchito ogni discussione con punti di vista differenti , domande cariche di curiosità e opinioni tra le più disparate.

Abbiamo passeggiato tra le vie del centro della città sabauda , che nonostante il mal tempo , è stata regina di questo evento. Imponente e mastodontica, ha fatto da scena al nostro momento di condivisione.

In prima mattinata, dopo aver consumato insieme una colazione, ci siamo dirette verso il “Ballon” : mercatino dell’usato più famoso di Torino, che ha suscitato sorprendentemente interesse in tutte le nostre allieve. Chi per moda, chi per osservare pezzi di antiquariato di cucine ed utensili vari: tutte ci siamo fatte trasportare dall’aria retró di uno spettacolo simile. Siamo tornate indietro almeno di 50 anni, tra il profumo di caldarroste che si consumava in uno scenario del tutto conviviale.

Abbiamo continuato il nostro viaggio negli anni ‘50 consumando un pranzo generoso e di qualità da POORMANGER ( https://www.instagram.com/poormanger/?hl=it ), che ci ha ospitato per rendere possibile la parte del workshop dedita alla food photography .

La tavola imbandita di ogni ben di Dio, taglieri di salumi e formaggi, degustazioni di leccornie piemontesi, patate ripiene scelte su misura per le esigenze di ognuna, zuppe calde e confortanti in una giornata di pioggia.

È stato un forte momento di condivisione: un susseguirsi di domande, risposte, nozioni, pensieri, idee, dubbi.

Tutto è stato veloce: il tempo stesso si è consumato in un batter di ciglia.

 

Cosa porto con me di questo workshop?

La voglia, a fine serata , di non andare via. Quella sensazione di non voler lasciare le compagne di viaggio di una giornata piena, ridondante, ma che aveva ancora molto da raccontare e fotografare!

Voglio portare con me la sensazione che la fotografia non sia mai abbastanza.

La voglia di sviscerarne ogni sua parte, ogni sua prospettiva.

Porto con me le persone conosciute, le “allieve”,le persone del cuore con le quali ho condiviso risate su un divano , a fine serata, con una pizza fumante!

Tengo nel cuore l’idea che fare ciò che si ama con dedizione e studio, sia la via per regalare alla fotografia una DIGNITÀ.

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